Che cos’è la plusdotazione. Comprendere l’Alto Potenziale

La plusdotazione è un fenomeno ancora non molto conosciuto in Italia e spesso ricondotto a falsi miti. Quando si parla di bambini/e o adulti plusdotati, infatti, è frequente immaginare persone che apprendono tutto rapidamente e che ottengono risultati scolastici eccellenti con estrema facilità.

La realtà, però, è molto più complessa e se non compresa rischia di portare a problematiche nello sviluppo psicologico, emotivo e sociale.

Ad oggi non esiste una definizione univoca di plusdotazione, dunque le stime sulla prevalenza variano in relazione ai criteri utilizzati per definirla e identificarla. Seguendo l’approccio psicometrico, le Linee Guida del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi indicano, come riferimento, che le persone con un quoziente intellettivo superiore a 120 rappresenterebbero circa il 5% della popolazione, mentre quelle con un QI superiore a 130 circa il 2%.

Ma la giftedness è molto di più di un semplice numero: è una costellazione complessa di caratteristiche.

Potenziale, prestazione e talento: tre concetti da non confondere

Anche se spesso vengono utilizzati come sinonimi, potenziale, prestazione e talento non sono la stessa cosa

Il potenziale indica una possibilità di sviluppo ovvero che cosa la persona potrebbe riuscire a fare se stimolata in maniera adeguata; la prestazione è situazionale, quantificabile e valutabile (es. un’interrogazione); il talento è un’inclinazione naturale in un ambito specifico ma, che solo la pratica deliberata può trasformare in competenza.

Facciamo degli esempi: io posso avere elevate capacità cognitive ma, inserita in un contesto poco sfidante, mostrare prestazioni scarse. Allo stesso modo, potrei prendere 10 alla verifica di matematica ma non essere, necessariamente, plusdotata. Infine, potrei avere il talento innato per il disegno, ma essere nata in una famiglia povera che non poteva permettersi di comprare matite e colori, lasciando il mio talento inespresso come accadrebbe a un seme senza acqua. Infine, posso essere talentuosa in un ambito ma non essere plusdotata, in quanto il talento lo vedi nel risultato, mentre la plusdotazione nel processo, ovvero nel come la persona elabora le informazioni.

Non esiste un unico modo di essere plusdotati

Non esiste un modo unico di essere plusdotati. Alcune persone possono presentare abilità cognitive elevate caratterizzate da una certa omogeneità e altre avere differenze significative tra le diverse aree.

Ma come si presenta questa disomogeneità nel quotidiano?

Una persona può, per esempio, mostrare capacità di ragionamento molto avanzate e contemporaneamente incontrare difficoltà in altri ambiti. Può comprendere rapidamente alcuni concetti complessi ma avere bisogno di maggior tempo in altri compiti; può sviluppare interessi molto approfonditi ma mostrare scarso coinvolgimento verso attività percepite come poco significative; può possedere elevate capacità cognitive e, allo stesso tempo, ottenere risultati scolastici non sempre proporzionati alle proprie potenzialità.

Prendere in considerazione tutti questi aspetti permette al clinico di delineare un profilo individuale col fine di considerare la persona nella sua interezza e complessità.

Quando la plusdotazione è difficile da riconoscere

L’eterogeneità dei profili fa sì che non sempre la plusdotazione sia immediatamente riconoscibile.

Talvolta può succedere, infatti, che la famiglia arriva a chiedere una valutazione non perchè ha riconosciuto l’alto potenziale, ma per la presenza di alcune difficoltà.

Un/a bambino/a può, per esempio:

  • mostrare un rendimento scolastico che non rispecchia il suo potenziale ;

  • annoiarsi facilmente davanti ad alcune attività;

  • manifestare irrequietezza motoria;

  • chiacchierare continuamente e disturbare la classe ;

  • interrompere la lezione con molte domande senza rispettare i turni di conversazione;

  • avere difficoltà nell’organizzarsi;

  • fare fatica a inserirsi nel gruppo di coetanei.

Naturalmente, questi elementi possono avere origini molto diverse e non bastano, da soli, a confermare la presenza di una plusdotazione. Ma è proprio questa complessità che che ci ricorda quanto sia importante considerare il funzionamento della persona nella sua unicità.

Un alto potenziale non garantisce il successo

Uno dei miti più diffusi è che un/a bambino/a con elevate capacità cognitive sia destinato/a naturalmente a ottenere ottimi risultati. Come abbiamo visto sopra, non è così. Il potenziale rappresenta una possibilità, non una garanzia di successo.

Affinché le capacità possano trasformarsi in competenze devono entrare in gioco numerosi fattori: la motivazione, gli interessi personali, le opportunità educative, le caratteristiche emotive e relazionali e la possibilità di incontrare contesti sufficientemente stimolanti.

A tal proposito, la National Association for Gifted Children evidenzia l'importanza di offrire agli/lle studenti/esse con plusdotazione richiedono percorsi educativi personalizzati.

Riconoscere una potenzialità non significa aspettarsi automaticamente performance straordinarie, ma creare le condizioni ottimali per poterla sviluppare.

Anche il contesto fa la differenza

Famiglia e scuola hanno un ruolo importante nello sviluppo delle potenzialità.

Un ambiente sufficientemente stimolante può favorire curiosità, apprendimento e motivazione. Al contrario, un ambiente che non riconosce le caratteristiche della persona può contribuire, in alcuni casi, a generare noia, disinvestimento, frustrazione e problematiche emotive e relazionali.

Il funzionamento della persona, quindi, va sempre letto all'interno della relazione tra caratteristiche individuali e ambiente.

Plusdotazione e altre caratteristiche del neurosviluppo

La plusdotazione può talvolta coesistere con altre condizioni del neurosviluppo. In questi casi si parla di doppia eccezionalità (twice exceptionality).

Riconoscere la doppia eccezionalità permette di evitare fenomeni di misdiagnosi o di riconoscere solo l’aspetto problematico a discapito dei punti di forza.

Una valutazione attenta permette di non giungere a conclusioni automatiche. Comportamenti come la disattenzione, la noia, la difficoltà scolastica, la sfida all’autorità, infatti, possono rendere difficile distinguere tra plusdotazione e altre condizioni.

In questi casi, l'obiettivo non dovrebbe essere semplicemente stabilire quale etichetta attribuire alla persona, ma comprendere quali caratteristiche contribuiscono al suo specifico modo di funzionare.

Perché è importante una valutazione?

Una premessa per me fondamentale è che la valutazione della plusdotazione non dovrebbe avere come unico obiettivo quello di stabilire se una persona sia “più intelligente della media”, ma di fornire un “manuale d’istruzioni” per esprimere al meglio il proprio potenziale.

Una valutazione può contribuire, ad esempio, a comprendere:

  • quali sono i principali punti di forza e debolezza;

  • se il profilo è relativamente omogeneo o presenta differenze significative tra le diverse aree;

  • quali modalità di elaborazione delle informazioni caratterizzano maggiormente la persona;

  • se esiste una discrepanza tra potenzialità e rendimento;

  • quali eventuali difficoltà possono interferire con l'espressione delle capacità;

  • quali risorse possono essere valorizzate nei contesti scolastico, familiare e quotidiano.

In questa prospettiva, la valutazione non serve semplicemente a dare un'etichetta, ma ad integrare i risultati quantitativi con gli aspetti qualitativi, emotivi e comportamentali utili a costruire un profilo più completo della persona.

Ricordiamoci sempre che dietro un alto potenziale c'è prima di tutto una persona, con una propria storia, caratteristiche individuali, risorse, difficoltà, interessi e bisogni. Ed è proprio da qui che, a mio avviso, dovrebbe partire il lavoro sulla plusdotazione: non dalla ricerca di un'etichetta, ma dalla comprensione della sua unicità.

Domande frequenti sulla plusdotazione

La plusdotazione coincide con un QI elevato?

Le Linee Guida del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi indicano, come riferimento, persone ad Alto Potenziale Cognitivo (APC) quelle con un quoziente intellettivo superiore a 120 e plusdotate quelle con un QI superiore a 130. Tuttavia, sebbene un QI elevato rappresenti un elemento fondamentale nel percorso di identificazione della plusdotazione, va sempre valutato insieme al profilo globale della persona e al contesto nel quale le sue capacità vengono espresse.

Un bambino plusdotato va necessariamente bene a scuola?

No. Elevate capacità cognitive non garantiscono automaticamente un rendimento scolastico elevato. Potenziale e prestazione possono non coincidere per numerose ragioni.

Un bambino plusdotato può avere ADHD o DSA?

Sì. La compresenza di elevate capacità e di una difficoltà o condizione del neurosviluppo viene spesso indicata con il termine “doppia eccezionalità”. La presenza di una difficoltà deve tuttavia essere valutata sulla base del funzionamento complessivo e non dedotta semplicemente da alcuni comportamenti.

La plusdotazione può essere presente anche negli adulti?

Sì. Le caratteristiche associate all'elevato potenziale non scompaiono con l'età. Nell'adulto possono però essere espresse in maniera diversa e risultare talvolta meno facilmente riconoscibili rispetto all'infanzia.

Come viene valutata la plusdotazione?

La valutazione può comprendere test cognitivi standardizzati, colloquio anamnestico e osservazione del funzionamento individuale. La scelta degli strumenti e l'interpretazione dei risultati devono essere effettuate in relazione alla persona e alla domanda valutativa.

Per approfondire

Il tema della plusdotazione comprende molti aspetti diversi: sviluppo asincrono, scuola, rendimento, ADHD, DSA, autismo, doppia eccezionalità, valutazione cognitiva e funzionamento nell'età adulta.

Nel Blog Plusdotazione approfondirò progressivamente questi temi, con l'obiettivo di offrire informazioni scientificamente fondate e, allo stesso tempo, comprensibili a genitori, insegnanti e adulti che desiderano comprendere meglio questo particolare modo di funzionare.

Riferimenti bibliografici

Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi. (2019). Linee guida per la valutazione della plusdotazione cognitiva in età evolutiva. Roma: CNOP.

Kuznetsova, E., Liashenko, A., Zhozhikashvili, N., & Arsalidou, M. (2024). Giftedness identification and cognitive, physiological and psychological characteristics of gifted children: A systematic review. Frontiers in Psychology, 15, 1411981. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2024.1411981

Zanetti, M. A., & Sparaciari, S. (2023). Plusdotazione e prospettive transdiagnostiche: l'esperienza clinica del LabTalento. Ricerche di Psicologia, 2022(4), 213–231. https://doi.org/10.3280/rip2022oa15627

National Association for Gifted Children. (n.d.). What is giftedness? Washington, DC: NAGC.